Nessuna conta, nessuno scontro. Attorno a Veltroni si ricompatta il Partito democratico. Certo, non tutto: bocciata la mozione Follini che chiedeva la rottura con l'Italia dei Valori, accolte solo in parte le richieste di Gawronski e Sofri per una maggiore democraticità interna e una conferma delle "primarie sempre".
Ma Veltroni si trova ora maggiori poteri: potrà commissariare le federazioni provinciali e regionali, le primarie saranno fatte solo per scegliere cariche monocratiche e quando necessario, evitando che si trasformino in un modo per portare avanti battaglie correntizie da parte di piccoli comitati elettorali.
Proprio il rischio che il Pd si trasformasse in un insieme di tant piccoli comitati elettorali in combutta tra loro è il rischio paventato da Bersani.
E poi... i tanti casi giudiziari che stanno travolgendo diverse amministrazioni locali targate centrosinistra: Veltroni pare intenzionato a fare piazza pulita, e a spingere sul rinnovamento del ceto dirigente.
A parte tutto ciò, alcuni equivoci che hanno accompagnato la nascita del Pd paiono iniziare a chiarirsi: messa da parte l'idea del partito leggero, che di fatto si stava trasformando in un non-partito, no al partito federale e sì ad un maggiore centralismo per controbilanciare le spinte centrifughe. E anche sul Pse qualche spiraglio: D'Alema appoggia ora l'idea di una federazione al Pse, dando quindi forza all'idea veltroniana e mettendo di fatto all'angolo le ipotesi "andiamo da soli" paventate dall'area centrista del Pd.




