20 dicembre 2008

Il Pd dopo la Direzione...

Nessuna conta, nessuno scontro. Attorno a Veltroni si ricompatta il Partito democratico. Certo, non tutto: bocciata la mozione Follini che chiedeva la rottura con l'Italia dei Valori, accolte solo in parte le richieste di Gawronski e Sofri per una maggiore democraticità interna e una conferma delle "primarie sempre".

Ma Veltroni si trova ora maggiori poteri: potrà commissariare le federazioni provinciali e regionali, le primarie saranno fatte solo per scegliere cariche monocratiche e quando necessario, evitando che si trasformino in un modo per portare avanti battaglie correntizie da parte di piccoli comitati elettorali.

Proprio il rischio che il Pd si trasformasse in un insieme di tant piccoli comitati elettorali in combutta tra loro è il rischio paventato da Bersani.

E poi... i tanti casi giudiziari che stanno travolgendo diverse amministrazioni locali targate centrosinistra: Veltroni pare intenzionato a fare piazza pulita, e a spingere sul rinnovamento del ceto dirigente.


A parte tutto ciò, alcuni equivoci che hanno accompagnato la nascita del Pd paiono iniziare a chiarirsi: messa da parte l'idea del partito leggero, che di fatto si stava trasformando in un non-partito, no al partito federale e sì ad un maggiore centralismo per controbilanciare le spinte centrifughe. E anche sul Pse qualche spiraglio: D'Alema appoggia ora l'idea di una federazione al Pse, dando quindi forza all'idea veltroniana e mettendo di fatto all'angolo le ipotesi "andiamo da soli" paventate dall'area centrista del Pd.


17 dicembre 2008

Pd come Psi nel '93?

Con le regionali in Abruzzo, la sinistra radicale sembra essersi abbastanza ripresa. L'Italia dei Valori vola al 15% circa.
Il Pd sprofonda e traballa in tutta Italia, mentre si moltiplicano le indagini a carico di esponenti di rilievo del Partito Democratico.

Possibile una fine ingloriosa del Pd, a poco più di un anno dalla sua nascita, come avvenne per il Psi?
Arriverà il Pd alle europee?

16 dicembre 2008

Regionali Abruzzo 2008

Le regionali in Abruzzo sono state vinte dal centrodestra. Ergo, il centrosinistra ha perso.


Svolgimento:
Sono iniziate le recriminazioni. Di Pietro dice "i democratici non c'hanno votato, cattivi!" i democratici dicono "i dipietristi c'hanno rotto i co..ni!" Casini dice "noi siamo sopravvissuti! evvaaaai!" e via dicendo. Intanto si segnala un Pd sprofondato al 20% il cui segretario regionale è stato arrestato. Un'Italia dei Valori balzata al 15% ma che ha rubato voti solo al Centrosinistra, non alla destra. Una sinistra radicale che si è ripresa, e si colloca su un collettivo 7%.

Conclusione.
E ora?
  • il Pd ha fatto bene ad allearsi con l'Utalia dei Valori è un'alleanza suicida?
  • e il centrosinistra avrebbe vinto se si fosse alleato con l'Udc?
  • la sinistra radicale si è davvero ripresa o il discredito sul Pd locale ha giovato?
  • c'è davvero una questione morale nel Pd?
  • e il problema più grave del Pd è la questione morale o la continua rissa interna?
  • e tornando alla sinistra radicale: allora è meglio correre separati che tutti assieme?
  • e i voti della lista LaSinistra sono voti tolti a Rifondazione o voti tolti al Pd?

11 dicembre 2008

Daje!

Per i democratici afflitti da sindrome da Pd moscio, vi segnalo una simpatica iniziativa di Pennarossa, storico blogger democratico. Dopo Primarie sempre, è ora la volta di:



Intorno al Partito Democratico, dopo la sconfitta elettorale, sono spuntati come funghi fondazioni, associazioni, think-tank di ogni genere. La Fondazione Daje nasce da un video di Zoro e più che una vera fondazione è un gruppo di auto-aiuto politico in costante equilibrio tra cazzeggio e serietà. Perfetto per democratici afflitti dalla sindrome da PD moscio.


2 dicembre 2008

Esistono ancora i quotidiani di partito?

Formalmente, di quotidiani "di partito", mi risulta ce ne siano appena due: Il Secolo d'Italia, di Alleanza Nazionale, e "Liberazione", di Rifondazione Comunista.
Nel senso che tanti altri quotidiani "di partito" sono in realtà di proprietà privata ma fanno un chiaro riferimento a un partito politico: era così per l'Unità, quotidiano già del Pci e poi dei Ds, che però negli ultimi anni era di proprietà privata, oggi infatti è di proprietà di Soru (presidente dimissionario regione Sardegna, aderente al Pd, veltroniano). E' così per Europa, quotidiano della Margherita.
Altri quotidiani sono "di area": il Riformista, ad esempio, o Il manifesto. O a destra "Libero".

Il punto è: servono ancora i giornali di partito?
Soprattutto: servono i giornali di partito se non sono più "del partito"?

L'Unità e Liberazione ci offrono due casi emblematici. L'Unità sotto la guida di Colombo non si distinse particolarmente per la capacità di dar voce ai programmi e le istanze dei Democratici di Sinistra, certamente però diede risalto e risonanza a ciò che animava la sinistra, al movimento dei girotondini in particolare, ma non è affatto chiaro quale beneficio ne abbia tratto il risultato elettorale dei Ds. Sotto il suo successore, Padellaro, la linea dell'Unità... semplicemente non si capì quale fosse. Ridotta, forse per reazione all'esperienza colombiana, a essere cassa di risonanza del dibattito interno dei Ds, l'Unità prese ad ospitare diversi opinionisti, interessanti rubriche, ma nei fatti divenne priva di un progetto editoriale chiaro. Con la Concita De Gregorio, a parte un rinnovamento grafico e di struttura che ha rilanciato e svecchiato l'immagine del quotidiano, sembra che il giornale abbia anche preso una più chiara impronta: quotidiano del Pd (ospita spesso forum e lunghe interviste a esponenti del partito, non tanto su temi interni quanto di proposta, e dunque svolge un'effettiva azione di propaganda).


Se l'Unità sembra essersi ri-allineata, evitando che il passaggio dai Ds al Pd ne eliminasse ogni ragion d'essere, Liberazione pare vivere oggi una situazione inversa: dopo essere stato autorevole quotidiano dell'estrema sinistra in anni in cui Rifondazione Comunista ha avuto una posizione centrale in quell'area politica, ed autorevole e influente in generale nella politica italiana, oggi Liberazione è in netta opposizione rispetto alla linea del proprio partito, anche per ormai note posizioni critiche del direttore Sansonetti rispetto alla linea Ferrero.
Ma se i quotidiani di partito non sostengono la linea del proprio partito, a cosa servono? a chi servono? sono nostalgici legami con il passato, centri di potere? o carrozzoni inutili (e spesso dispendiosi)?