28 dicembre 2007
23 dicembre 2007
22 dicembre 2007
Una lunga storia, di ideali e di passioni: 1921-2007, dal PCI ai DS
1921-2007
Dal PCI attraverso PDS e DS, una lunga storia, una continuità ideale che è stata la storia della sinistra. E che forse sarà ancora la storia della Sinistra, in un PD che speriamo sia all'altezza delle aspettative.
Intanto, per i tanti che in questo scorcio di 2007 si lasciano andare alla nostalgia per quel che era, un breve filmato creato da uno degli autori di questo blog e che potete vedere anche su Youtube.
Dal PCI attraverso PDS e DS, una lunga storia, una continuità ideale che è stata la storia della sinistra. E che forse sarà ancora la storia della Sinistra, in un PD che speriamo sia all'altezza delle aspettative.
Intanto, per i tanti che in questo scorcio di 2007 si lasciano andare alla nostalgia per quel che era, un breve filmato creato da uno degli autori di questo blog e che potete vedere anche su Youtube.
15 dicembre 2007
Il caso non è la Binetti, il caso è il Pd
conversazione tra Alessandro Calvi e Gianni Cuperlo
Il Riformista
«Non si può ritenere un fatto relativo alla sfera delle questioni eticamente sensibili il richiamo alla costituzione materiale e formale dell’Europa. E non se ne può parlare come di un fatto controverso. Penso invece che stiamo parlando dell’abc del partito al quale io ho scelto di aderire. Laddove su questo fronte il Partito democratico non tenesse una linea coerente e trasparente, beh, allora sarei io e non la Binetti ad avere un serio problema di coscienza e di appartenenza». Non le manda a dire Gianni Cuperlo, parlamentare del Pd con una storia politica alle spalle che inizia col vecchio Pci: «Non possiamo usare questa categoria come una coperta che si allunga o restringe a seconda degli equilibri parlamentari. Questo è il punto che prima o poi dobbiamo chiarire». Si parla ancora del caso Binetti, ovvero del voto di fiducia che la senatrice teodem ha negato al governo Prodi sul decreto sicurezza nel quale era stato inserito un emendamento, poi definito contro l’omofobia, che si richiamava al trattato di Amsterdam. Ma non è tanto questo a suscitare le perplessità di Cuperlo, quanto piuttosto la riflessione svolta sul Riformista da Giorgio Tonini, membro dell’esecutivo del Partito democratico e senatore cattolico molto vicino a Walter Veltroni. Tonini dell’episodio dava una lettura racchiusa nei confini dell’eticamente sensibile e in grado di ammettere la libertà di coscienza dei parlamentari su alcune questioni, anche qualora il governo ponga la questione di fiducia. «Bene - dice Cuperlo - ma non mi pare sia questo il caso. Il decreto sicurezza recepiva un trattato europeo, il trattato di Amsterdam, che contiene norme sul contrasto alle discriminazioni basate su sesso, razza, orientamento sessuale e religione. Detto questo - prosegue Cuperlo - vorrei far notare che proprio pochi giorni fa è stata ri-ratificata la Carta europea dei diritti fondamentali e che dal 2009 questi diritti saranno vincolanti e potranno essere difesi davanti alla Corte europea di giustizia». Con ciò, è il ragionamento, l’Europa garantisce la difesa delle libertà individuali, il no alle discriminazioni, una serie di diritti sociali, e ciò comporta una evoluzione della stessa idea di Ue che ne superi la dimensione prevalentemente economica e monetaria: «Un’Europa dei diritti e delle libertà civili esiste e non si può non tenerne conto». Tutto ciò per dire che il caso Binetti sinora è stato male inquadrato? «Diciamo che questa premessa serve a dimostrare come la questione posta con l’emendamento sull’omofobia ha molto poco a che fare con la sfera dell’eticamente sensibile e molto con l’identità dell’Europa e con l’appartenenza a un corpo di principi e di valori che sempre di più definiranno la nostra futura costituzione materiale». Così inquadrato, il caso Binetti assume una dimensione diversa rispetto a quanto è apparso sinora. «Già - osserva Cuperlo - Vorrei proprio capire di cosa stiamo parlando da quasi una settimana. Ho letto che qualcuno ha parlato del blitz di alcuni senatori alle spalle del governo ma non è andata assolutamente così. L’emendamento di Rifondazione era depositato da settimane ed era a conoscenza della maggioranza». Rutelli però ha dichiarato che non ne sapeva nulla. «Rutelli - attacca Cuperlo - cade dalle nuvole? Non voglio parlare per lui ma ho la sensazione che ancora una volta le posizioni di merito lascino il campo a ragioni di opportunità e di convenienza». Poi aggiunge: «Di fronte al messaggio della pattuglia teodem e delle alte gerarchie vaticane, improvvisamente una norma di puro buon senso diventa un attentato alla maggioranza e al governo. Così non funziona». Tonini, al quale lei si è riferito spesso, al Riformista aveva parlato invece di «sgrammaticature politiche», di «grave errore» commesso dal governo ponendo la fiducia su un tema controverso. A lei questa non sembra una posizione, come si dice oggi, dialogante? «Non è il caso Binetti in discussione», è la riposta di Cuperlo: «Io personalmente non mi esprimo su cosa sia e cosa no un problema di coscienza per la Binetti. Però, al di là delle contingenze parlamentari, da Tonini vorrei sapere chiaramente che cosa pensa il Pd di questi temi: per me ciò di cui stiamo parlando non può essere considerato un punto controverso. Noi - attacca ancora Cuperlo - dobbiamo chiarire quale è la cultura politica del Partito democratico. Insisto. Non siamo di fronte a temi eticamente sensibili, sempre che non si vogliano mettere in discussione alcuni dei fondamenti dell’Europa che noi stiamo contribuendo a costruire. Ma se è così, a maggior ragione occorre chiarirsi su quale sia la cultura politica del Pd».
Il Riformista
«Non si può ritenere un fatto relativo alla sfera delle questioni eticamente sensibili il richiamo alla costituzione materiale e formale dell’Europa. E non se ne può parlare come di un fatto controverso. Penso invece che stiamo parlando dell’abc del partito al quale io ho scelto di aderire. Laddove su questo fronte il Partito democratico non tenesse una linea coerente e trasparente, beh, allora sarei io e non la Binetti ad avere un serio problema di coscienza e di appartenenza». Non le manda a dire Gianni Cuperlo, parlamentare del Pd con una storia politica alle spalle che inizia col vecchio Pci: «Non possiamo usare questa categoria come una coperta che si allunga o restringe a seconda degli equilibri parlamentari. Questo è il punto che prima o poi dobbiamo chiarire». Si parla ancora del caso Binetti, ovvero del voto di fiducia che la senatrice teodem ha negato al governo Prodi sul decreto sicurezza nel quale era stato inserito un emendamento, poi definito contro l’omofobia, che si richiamava al trattato di Amsterdam. Ma non è tanto questo a suscitare le perplessità di Cuperlo, quanto piuttosto la riflessione svolta sul Riformista da Giorgio Tonini, membro dell’esecutivo del Partito democratico e senatore cattolico molto vicino a Walter Veltroni. Tonini dell’episodio dava una lettura racchiusa nei confini dell’eticamente sensibile e in grado di ammettere la libertà di coscienza dei parlamentari su alcune questioni, anche qualora il governo ponga la questione di fiducia. «Bene - dice Cuperlo - ma non mi pare sia questo il caso. Il decreto sicurezza recepiva un trattato europeo, il trattato di Amsterdam, che contiene norme sul contrasto alle discriminazioni basate su sesso, razza, orientamento sessuale e religione. Detto questo - prosegue Cuperlo - vorrei far notare che proprio pochi giorni fa è stata ri-ratificata la Carta europea dei diritti fondamentali e che dal 2009 questi diritti saranno vincolanti e potranno essere difesi davanti alla Corte europea di giustizia». Con ciò, è il ragionamento, l’Europa garantisce la difesa delle libertà individuali, il no alle discriminazioni, una serie di diritti sociali, e ciò comporta una evoluzione della stessa idea di Ue che ne superi la dimensione prevalentemente economica e monetaria: «Un’Europa dei diritti e delle libertà civili esiste e non si può non tenerne conto». Tutto ciò per dire che il caso Binetti sinora è stato male inquadrato? «Diciamo che questa premessa serve a dimostrare come la questione posta con l’emendamento sull’omofobia ha molto poco a che fare con la sfera dell’eticamente sensibile e molto con l’identità dell’Europa e con l’appartenenza a un corpo di principi e di valori che sempre di più definiranno la nostra futura costituzione materiale». Così inquadrato, il caso Binetti assume una dimensione diversa rispetto a quanto è apparso sinora. «Già - osserva Cuperlo - Vorrei proprio capire di cosa stiamo parlando da quasi una settimana. Ho letto che qualcuno ha parlato del blitz di alcuni senatori alle spalle del governo ma non è andata assolutamente così. L’emendamento di Rifondazione era depositato da settimane ed era a conoscenza della maggioranza». Rutelli però ha dichiarato che non ne sapeva nulla. «Rutelli - attacca Cuperlo - cade dalle nuvole? Non voglio parlare per lui ma ho la sensazione che ancora una volta le posizioni di merito lascino il campo a ragioni di opportunità e di convenienza». Poi aggiunge: «Di fronte al messaggio della pattuglia teodem e delle alte gerarchie vaticane, improvvisamente una norma di puro buon senso diventa un attentato alla maggioranza e al governo. Così non funziona». Tonini, al quale lei si è riferito spesso, al Riformista aveva parlato invece di «sgrammaticature politiche», di «grave errore» commesso dal governo ponendo la fiducia su un tema controverso. A lei questa non sembra una posizione, come si dice oggi, dialogante? «Non è il caso Binetti in discussione», è la riposta di Cuperlo: «Io personalmente non mi esprimo su cosa sia e cosa no un problema di coscienza per la Binetti. Però, al di là delle contingenze parlamentari, da Tonini vorrei sapere chiaramente che cosa pensa il Pd di questi temi: per me ciò di cui stiamo parlando non può essere considerato un punto controverso. Noi - attacca ancora Cuperlo - dobbiamo chiarire quale è la cultura politica del Partito democratico. Insisto. Non siamo di fronte a temi eticamente sensibili, sempre che non si vogliano mettere in discussione alcuni dei fondamenti dell’Europa che noi stiamo contribuendo a costruire. Ma se è così, a maggior ragione occorre chiarirsi su quale sia la cultura politica del Pd».
14 dicembre 2007
Odifreddi (Pd): la religione è come lo spiritismo!
In altri tempi (migliori? chissà...) si diceva che la religione è l'oppio dei popoli. Ora, sarà che l'oppio non va più tanto di moda, non si dice più. Però Piergiorgio Odifreddi, matematico, presidente dell'UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) e componente della Commissione incaricata di redigere il Manifesto di Valori del Partito democratico, ha le sue idee sulla religione. In un intervento inviato agli altri componenti della citata commissione, Odifreddi paragona la religione allo spiritismo e all'astrologia.


Qui di seguito il testo dell'intervento del matematico italiano:
“Vorrei spendere una parola - scrive lo scienziato - a favore del tema della laicità. Io non credo di avere ‘pregiudizi’ nei confronti dei cattolici, così come non credo di averne nei confronti degli astrologi o degli spiritisti: mi limito a constatare che hanno visioni del mondo, che sono antitetiche con la visione scientifica, e più in generale con la razionalità, e ne deduco che sarebbe bene che esse rimanessero confinate nel campo individuale”.
“Non propongo certo la proibizione delle sedute spiritiche degli oroscopi o delle messe. Mi sembra sensato, però, pretendere che non sia sulla base di queste cose che vengano prese le decisioni politiche dei nostri governanti e del nostro nascente partito”.
“E’ ridicolo iniziare - aggiunge a proposito della bozza del Manifesto - dicendo che ‘la laicità è un valore essenziale del Pd’, e continuare riconoscendo ‘la rilevanza nella sfera pubblica delle religioni e delle varie forme di spiritualità’”.
“Il nuovo partito deve scegliere se essere laico o no nel primo caso bisogna abolire la seconda parte dell’articolo, e nel secondo caso la prima: sono entrambe soluzioni possibili, ma per favore evitiamo di essere il partito del ‘ma anche’, come va dicendo da settimane Crozza nelle sue imitazioni di Veltroni”.
12 dicembre 2007
Il PD sarà operaio... lo dice Uolter!
Il PD avrà una Conferenza Operaia.
Buffamente, pochi giorni fa i leader del Partito Democratico americano hanno incontrato migliaia di delegati dei sindacati USA in una convention a Chicago. Perché si può essere democratici e proletari no?
In fondo la coalizione di PSI e PCI nel '48 si chiamava Fronte Democratico.
Secondo Veltroni, c'è in Italia una questione operaia che è questione salariale ma non solo. Ai primi del 2008 nel Nord Italia si terrà pertanto la 1a Conferenza operaia del Pd.
Cliccando qui andate al documento presentato nel corso di una conferenza stampa.
Buffamente, pochi giorni fa i leader del Partito Democratico americano hanno incontrato migliaia di delegati dei sindacati USA in una convention a Chicago. Perché si può essere democratici e proletari no?
In fondo la coalizione di PSI e PCI nel '48 si chiamava Fronte Democratico.
Secondo Veltroni, c'è in Italia una questione operaia che è questione salariale ma non solo. Ai primi del 2008 nel Nord Italia si terrà pertanto la 1a Conferenza operaia del Pd.
Cliccando qui andate al documento presentato nel corso di una conferenza stampa.
10 dicembre 2007
9 dicembre 2007
E se la cosa "non rossa" arrossisce"?
Si conclude la kermesse che ha lanciato la federazione della Sinistra che avrà il nome de "La Sinistra - l'Arcobaleno" (più breve no eh?). Ma come buona tradizione di sinistra, gli ingredienti della macedonia si moltiplicano.
Già annuncia l'intenzione di separarsi Marco Rizzo, del Pdci, per fondare un partito dove ci sia ancora la falce e martello. E già annuncia battaglia la minoranza interna di Prc della corrente "L'Ernesto" (facente capo a Fosco Giannini e gravitante attorno alla rivista L'Ernesto, appunto), che vuole l'uscita dal governo e dice NO alla "Cosa Rossa".
Cosa Rossa che poi rossa non sarà. O almeno così vorrebbe Pecoraro Scanio, leader Verde (di rabbia?) che deve mediare tra chi vorrebbe i Verdi nella federazione della Sinistra (Cento & Co.) e chi guarda con favore una linea di autonomia o semmai di ingresso nel Pd.
Insomma per i Verdi la Cosa, se sarà, non sarà Rossa ma Arcobaleno.
Insomma non si capisce più niente. E se Ingrao aveva qualche dubbio, probabilmente era sul che cosa si stava facendo perché capirlo non è così semplice visto che tutti son d'accordo solo sul fatto di stare assieme. Ricorda tanto l'Unione nel 2006... e abbiam visto ora com'è unita l'Unione.
8 dicembre 2007
Tutti assieme... finalmente
BENEDINO: DOPO IERI SERA LA BINETTI SI DEVE DIMETTERE
BENEDINO: DOPO IERI SERA LA BINETTI SI DEVE DIMETTERE
"Il governo smentisca Chiti e respinga intolleranza teodem"
Roma, 7 dic. (Apcom) - "Quando una parlamentare come Paola Binetti arriva a votare contro la fiducia al governo su norme di civiltà come quelle contro l'omofobia poi dovrebbe anche trarne le conseguenze e andarsene da questo partito". Lo afferma Andrea Benedino, componente della Commissione Manifesto dei Valori del PD e già portavoce degli omosessuali DS.
"Invito il Governo - prosegue Benedino - a smentire le dichiarazioni del Ministro Chiti, estorte da Mastella e dai teodem con la pistola puntata alla tempia, secondo cui le norme contro l'omofobia saranno cancellate alla Camera. Cancellare il riferimento all'art. 13 del Trattato di Amsterdam significherebbe infatti cancellare le radici stesse dell'Europa moderna, che nasce tra le ceneri dei campi di sterminio nazisti, dove non posso dimenticare che lasciarono la vita decine di migliaia di miei fratelli omosessuali".
"Se invece alle parole di Chiti dovessero seguire i fatti - conclude il parlamentare democratico - personalmente non potrei che trarne io le conseguenze e concludere che la sfida di portare nel nuovo partito il contributo di una cultura laica e attenta ai diritti civili di ciascuno sarebbe una sfida irrimediabilmente persa. Auspico che nelle prossime ore il PD sappia reagire a queste minacce intolleranti con fermezza, restituendo la fiducia a quanti come me la stanno ormai perdendo".
"Il governo smentisca Chiti e respinga intolleranza teodem"
Roma, 7 dic. (Apcom) - "Quando una parlamentare come Paola Binetti arriva a votare contro la fiducia al governo su norme di civiltà come quelle contro l'omofobia poi dovrebbe anche trarne le conseguenze e andarsene da questo partito". Lo afferma Andrea Benedino, componente della Commissione Manifesto dei Valori del PD e già portavoce degli omosessuali DS.
"Invito il Governo - prosegue Benedino - a smentire le dichiarazioni del Ministro Chiti, estorte da Mastella e dai teodem con la pistola puntata alla tempia, secondo cui le norme contro l'omofobia saranno cancellate alla Camera. Cancellare il riferimento all'art. 13 del Trattato di Amsterdam significherebbe infatti cancellare le radici stesse dell'Europa moderna, che nasce tra le ceneri dei campi di sterminio nazisti, dove non posso dimenticare che lasciarono la vita decine di migliaia di miei fratelli omosessuali".
"Se invece alle parole di Chiti dovessero seguire i fatti - conclude il parlamentare democratico - personalmente non potrei che trarne io le conseguenze e concludere che la sfida di portare nel nuovo partito il contributo di una cultura laica e attenta ai diritti civili di ciascuno sarebbe una sfida irrimediabilmente persa. Auspico che nelle prossime ore il PD sappia reagire a queste minacce intolleranti con fermezza, restituendo la fiducia a quanti come me la stanno ormai perdendo".
6 dicembre 2007
La Binetti non vota la fiducia a Prodi
Si diceva che a far cadere il governo Prodi sarebbe stata la Sinistra radicale. Che però anche questa volta si è dimostrata fedele a Prodi.A non votare la fiducia è stata la Binetti. Quella dei teodem. Forse le sarà apparso Gesù in sogno a dirle che votare il decreto era peccato?
Che avesse ragione Giordano (mercoledì sera, a Ottoemezzo) a dire che finora tutti i rischi per la maggioranza sono arrivati dai senatori di area centrista?
5 dicembre 2007
La "Cosa" (rossa) ha un nome
Il dibattito che ci appassionava (?) da mesi ("Come si chiamerà la cosa rossa? Ci sarà la falce e martello? ci sarà l'aggettivo "ecologista"?) sta iniziando a trovare una sua conclusione civile, dopo che il balletto di nomi e simboli era diventato talmente complicato da iniziare a diventare ridicolo (quanto rosso ci mettiamo nel simbolo? e quanto verde? ci mettiamo una falce e martello piccola o grande? e il sole che ride dove lo mettiamo?).
Secondo l'agenzia Reuters, alla fine di un vertice politico alla Camera, si è deciso che la Federazione dei partiti della sinistra radicale si chiamerà:
Secondo l'agenzia Reuters, alla fine di un vertice politico alla Camera, si è deciso che la Federazione dei partiti della sinistra radicale si chiamerà:
Sinistra - L'Arcobaleno
e speriamo che almeno stavolta siano tutti d'accordo! Ancora atteso invece il simbolo, che dovrebbe essere presentato nel corso degli "Stati generali della Sinistra" che si terrano l'8 e 9 dicembre.
4 dicembre 2007
Iscriviti a:
Post (Atom)






